In questo secondo volume dedicato alla storia della Cisl di Treviso, Giuseppe Vedovato continua la sua ricostruzione delle vicende sindacali (e non solo) della Marca dopo la seconda guerra mondiale. Ne emerge un affresco assai vivo della società trevigiana durante gli anni 1950-’64, che contraddice radicalmente gli stereotipi ancora oggi radicati circa i cosiddetti “anni bui” del centrismo (il decennio Cinquanta del secolo scorso) e in particolare circa il ruolo giocato nello stesso periodo dalla Cisl.

Nel territorio della Marca forse più che altrove, infatti, il ‘sindacato nuovo’ di Pastore e Romani dimostra di aver compiuto fin dalle origini una convinta scelta pluralista e aconfessionale; di non aver avuto alcun timore nei confronti del conflitto con le controparti pubbliche e private, quando esso si rendeva necessario per raggiungere obiettivi sindacali ritenuti importanti; di aver instaurato con la politica relazioni non subalterne; di aver perseguito, infine, con lucidità e con determinazione un progetto di modernizzazione dell’economia e del territorio fondato sulla partecipazione responsabile e solidale dei lavoratori, un progetto che, purtroppo, per responsabilità diffuse (attribuibili soprattutto alle controparti datoriali e alla politica, che hanno optato piuttosto per il paternalismo e il dirigismo statalistico, ma anche alle incoerenze e alle divisioni interne della stessa Cisl), non ha avuto lo sviluppo auspicato e ha perciò ceduto il passo – già a partire dall’inizio degli anni ’60 – all’instaurarsi di una prolungata stagione di relazioni antagoniste, di cui ancora oggi il nostro paese paga le conseguenze ‘di lunga durata’.

 

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